L’antica medicina della foresta è l’unico siero contro lo stress urbano!

Il progetto This is My Forest aveva forse intercettato un cambiamento nell’aria ed anticipato l’onda crescente di voglia di tornare alla natura; questo ancestrale bisogno di prenderci cura di noi stessi e della nostra salute, che non può prescindere da quella del pianeta. La più popolosa nazione presente sulla terra è quella degli alberi e delle piante – come ci insegna il professor Mancuso –  a cui fa eco “L’incredibile viaggio delle piante” (che tutti noi dovremmo intraprendere in qualche forma).

Dalla ricerca scientifica alla filosofia, assistiamo ad una vera e propria Renaissance di curiosità ed interesse per il mondo vegetale, senza trascurare gli arditi tentativi di architetti e designer di portare il bosco in “verticale”, di ricoprire di verde tetti e facciate delle metropoli in giro per il mondo. Tra orti urbani e foreste da cortile è tutto un fermento green, un’onda implacabile che rischia di sommergerci.

Famiglia Margaritelli - Foreste in Borgogna, Francia
Famiglia Margaritelli – Foreste in Borgogna, Francia

Alcuni titoli dedicati alla botanica, e dintorni, ben testimoniano il germogliare di questa cultura ambientale “del piantare, coltivare e riforestare” ad ogni costo. Alcune selezionate letture ci riportano altresì con i piedi per terra: Abbracciare gli alberi di Giuseppe Barbera, La resilienza del bosco di Giorgio Vacchiano, Il sussurro del mondo (premio Pulitzer 2019 con protagonisti i nostri amici arborei), e dulcis in fundo l’opera filosofica La Vita delle piante di Emanuele Coccia (solo per nominarne alcune!).

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Nello spirito più autentico di This is my forest, partecipare significa per noi dichiarare al mondo la volontà di riappropriarsi di uno spazio, di un luogo, di una foresta che si sente minacciata o che semplicemente si vuole proteggere. Significa passare dalla speculazione teorica alla prassi; agire e non soffermarsi al racconto, attraverso attività d’ l’informazione, documentazione e condivisione con gli altri, i nostri simili.

Prendere parte a questo progetto di “comunità” significa innanzitutto mettere a disposizione sé stessi, la propria intelligenza, la propria creatività con gesti grandi o piccoli ma di partecipazione attiva filmando, fotografando, scrivendo, contribuendo con un proprio atto creativo alla sua conoscenza e salvaguardia.

Spot Listone Giordano

Il mondo esperienziale di Listone Giordano è immerso nella foresta, una lingua verde che collega il cuore dell’Umbria a quello di Borgogna. Luoghi vivi e pulsanti che richiedono tempo e cura per crescere e rigenerarsi, un patrimonio di ricchezze tramandato di generazione in generazione dove la maestosità della divina quercia secolare è il metronomo che segna il ritmo di questa musica silenziosa. Qui il gesto simbolico di abbracciare un albero (con diametri del fusto che richiedono almeno quattro braccia se non più) ha origini antiche, radici che risalgono al Medioevo non di meno.  

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Per questo ci ha incuriosito la pratica di Forest Bathing (conosciuto anche come Shinrin-Yoku in Giappone) e Forest Therapy; modalità nuove dal cuore antico per tornare ad immergere i nostri sensi nell’accogliente alcova della foresta, alla ricerca di quella strana alchimia capace di donare – per vie misteriose – salute e benessere.

“Quando rafforziamo la nostra connessione con il mondo naturale, rigeneriamo il nostro senso di bellezza, meraviglia, stupore e curiosità, mentre il nostro cervello e il sistema nervoso si calmano. I livelli di stress si abbassano e il sistema immunitario viene rafforzato” ci ricorda il Forest Therapy Institute.

La Wood Therapy e le sue origini giapponesi

Lo Shinrin-Yoku o Forest Bathing è una pratica originata in Giappone, intesa come parte di un ampio ed articolato programma sanitario nazionale mirato ad aiutare la popolazione nipponica ad affrontare i disturbi legati allo stress metropolitano e proteggere contestualmente le foreste

foresta quercia borgogna francia
Foresta in Borgogna, Francia

Questo concetto di Forest-Therapy nasce composto da “foresta” e yoku, “bagno”: letteralmente “bagno nella foresta”. Il termine, coniato nel 1982 dall’allora direttore generale dell’agenzia dell’agricoltura Tomohide Akiyama, da allora lo shinrin-yoku è diventato una pietra miliare della medicina giapponese.

Il Forest Bathing è una pratica ”salutogenica” di connessione con la natura ed in grado di promuovere la salute, con lo specifico obiettivo di aumentare il benessere, schiarire le nuvole grigie dello lo stress e favorire il rilassamento del sistema nervoso profondo.

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Alla base di questa terapia, che sembra un inno new age, ci sono seri principi scientifici di “mindfulness” che prevedono degli step d’avanzamento: l’apertura dei sensi verso l’atmosfera della foresta; camminare dolcemente nella foresta; inalare l’aria della foresta; rafforzare una connessione emozionale con il paesaggio.

Questa pratica è adatta praticamente a tutti in quanto non fa leva sullo sforzo fisico, ma sulla presenza consapevole e promuove l’equilibrio tra mente e corpo attraverso un protocollo che si basa principalmente sulla percezione sensoriale e la mindfulness.

Danza Aerea – Foresta di Piegro

Una visione olistica, dunque, dell’essere vivente, che si concentra sulle specifiche necessità di persone che vivono queste difficoltà e si concentra sull’alleviamento dell’angoscia e sulla riparazione dei danni alla salute mentale/fisica causati da esse.

L’essere umano subisce naturalmente un’attrazione, effetto calamita, nei confronti della natura e dei suoi protagonisti; per questo le radici della Forest-Therapy sono comuni a culture di tutto il mondo; un’attrazione che si è via via affievolita nel tempo per causa di fattori esterni, ed abbiamo vieppiù perso le antenne in grado di entrare in sintonia e comunicare con la natura utilizzando tutti e cinque i nostri sensi.

Siamo così concentrati sulla parte alta, “la nostra testa ” che finiamo per dimenticare di essere radicati in un corpo; è spesso questo squilibrio che tende ad infiammare il termometro del nostro stress portandolo ad un livello così elevato, e costante, da diventare cronico.

L’esperienza di provare sensazioni estremamente fisiche in risposta alle emozioni ci è ben presente, ad esempio si parla di “sentire il cuore in gola” o lo “stomaco chiuso” quando ansia e timore ci avvinghiano impossessandosi di noi. La paura ci fa impallidire, una forte passione può farci arrossire e siamo capaci di tremare dalla rabbia, la risposta del nostro corpo è immediata, dirette e visibile all’esterno.

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Il corpo è lo sfondo di tutti gli eventi psichici e quindi considerare del tutto logico la presenza di uno stretto legame tra mente e corpo o, ancor più considerare del tutto scontata l’unità somato-psichica dell’uomo, unità che implica una profonda ripercussione del benessere fisico sugli stati d’animo e viceversa una profonda influenza delle emozioni sul corpo e sul suo benessere tanto da richiedere che qualsiasi malattia fisica venga indagata non solo da un punto di vista medico e psicologico, ma anche considerando l’aspetto emotivo che l’accompagna.

I legami tra mente e corpo furono affrontati principalmente da un medico, David Hartley, che, pur mantenendo una posizione dualistica (scriverà nel 1794 che “l’uomo consiste di due parti, l’anima e il corpo”), s’ispirava alla teoria di Locke che sosteneva  l’esistenza di un’interazione tra corpo e operazioni dell’intelletto. In forma ancor più drastica Alexander Bain mosse le sue ricerche per dare una base neurofisiologica ad ogni studio del comportamento; è sua l’affermazione secondo la quale “la mente è completamente alla mercé delle condizioni corporee”. 

Dovremo attendere l’800 con Cabanis per giungere ad una diversa concezione dell’uomo, che si affermerà definitivamente nel secolo successivo, in cui il “morale” è funzione del sistema nervoso e in primo luogo del cervello, ed è principio regolatore del “fisico”; ma cervello e sistema nervoso fanno a loro volta parte del fisico. A livello filosofico viene così sancita l’unione ed unità dell’uomo.

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Ciò implica che la mente, le emozioni e il corpo non sono entità separate, ma bensì strettamente interconnesse. “Basti pensare ad esempio che gli stessi messaggeri chimici che operano in modo estremamente esteso sia nel cervello che nel sistema immunitario sono anche quelli più frequenti nelle aree neurali che regolano le emozioni”.

 Alcune delle prove più convincenti dell’esistenza di una via diretta che permette alle emozioni di avere un impatto sul sistema immunitario sono state fornite da David Felten. Un pensiero laterale abbracciato dalla moderna medicina psicosomatica che riscrive lo schema classico, che prevedeva la lesione dell’organo quale causa della sua disfunzione, a sua volta causa della malattia, nello schema secondo cui il mantenersi di uno stress funzionale, che ha la sua origine nella vita quotidiana dell’individuo in lotta per l’esistenza, genera quella disfunzione dell’organo, causa della lesione, a sua volta causa della malattia.

Foresta di Bambù in  Arashiyama, Giappone
Foresta di Bambù in Arashiyama, Giappone

Gli effetti dello stress cronico possono avere delle pesanti ripercussioni sui diversi aspetti della nostra vita; non si parla quindi solo di disturbi psico-fisici ma anche di conseguenze al livello emozionale e relazionale.

La Forest-Therapy va ben oltre la bucolica passeggiata nei boschi per farsi autentico bagno sensoriale, definito da un protocollo condiviso, che negli anni è diventato materia di studio e si è reso utile ausilio terapeutico. Gli studi scientifici, infatti, sembrano rinsaldare le proprietà benefiche della Forest-Therapy e i suoi effetti sull’equilibrio psico-fisico delle persone. Per tutto ciò possiamo ringraziare anche i monoterpeni, che sono degli oli essenziali ed essenze aromatiche emanate dagli alberi stessi, che vantano particolari effetti terapeutici.

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Immergiamoci con fiducia ed ottimismo in questo bagno sensoriale durante il quale siamo invitati a vivere la foresta attraverso i 5 sensi per promuovere un profondo senso di relax. Concentrandoci sulle nostre sensazioni e lasciando andare i pensieri, sempre con un atteggiamento benevolo e di “sospensione” del giudizio nei nostri confronti, ci daremo la possibilità di vivere il presente nella sua totalità, senza fretta, dandoci il permesso di assaporare il tempo, attimo dopo attimo.

Si tratta di vivere il presente con gentilezza e comprensione è dirigere verso di sé uno sguardo dolce ed indulgente, di prestare ascolto al concerto di suoni della natura, inalare a pieni polmoni l’ossigeno e l’aria balsamica, insieme agli effluvi della foresta, farci risvegliare dai segnali emessi dal nostro corpo. Il profumo di muschio, di resina, di terra bagnata, il fruscio del vento tra le foglie, le diverse voci degli alberi “maestri” e di tutti gli abitanti di quel complesso universo.

Il gesto più importante per chi, come molti di noi, vive in città inquinate, sarà la riscoperta del piacere del buon respiro, un’attività di profonda riconnessione tra corpo e anima.