scrap pavimento in legno

L’elaborazione del pavimento in legno Scrap, firmato dall’architetto Piercarlo Crachi, dai contorni craquelè mette radici all’interno del carcere, sia come luogo di produzione che in qualità di materiale per il restyling della sala polivalente dell’IPM di Quartucciu: uno spazio dedicato ad attività culturali e ricreative, aperto anche al mondo esterno.

Il Centro per la Giustizia Minorile della Sardegna, Margaritelli, la Società cooperativa Comunicare Moltiplica Doveri, la start up innovativa CAP09 e Malik ETS, hanno dato il via già dal novembre 2019 ad un progetto di collaborazione circolare, ponendo al centro il design come forza educativa che può cambiare e migliorare la vita delle persone, non solo di coloro che ne possono godere ma anche di coloro che sono parti attive e soggetti protagonisti del suo “farsi”.

L’incontro tra il Centro per la Giustizia Minorile della Sardegna e il mondo delle superfici lignee dischiude le porte di un laboratorio artigianale con un obiettivo preciso: quello di dar vita ad un progetto di riqualificazione della sala conferenze del Centro attraverso la realizzazione di un nuovo pavimento.

Piercarlo Crachi architetto scrap pavimento in legno
Arch. Piercarlo Crachi | Listone Giordano Arena

Il laboratorio prevede dunque lo sviluppo e la produzione di un “mosaico” in legno ideato dall’architetto Crachi per Listone Giordano ad opera dei ragazzi nell’ambito delle attività della falegnameria interna all’istituto, con il supporto di personale dedicato.

Un pavimento, frutto di altre lavorazioni dell’azienda umbra, permette il recupero degli scarti lignei e la loro valorizzazione. Un virtuoso processo produttivo a conferma della natura viva e dinamica del materiale, potenziato da un numero significativo ed eterogeneo di lavorazioni, capace di rispondere ad un cambio di prospettiva che richiama i criteri dell’eco-design.

Il suo pensiero progettuale si colloca come testa di ponte tra tradizione ed innovazione, volgendo lo sguardo ad importanti riferimenti iconologici ed iconografici. Tre i valori fondanti di questa superficie: estetici, ambientali e sociali, che richiede abilità tecniche e manuali tipiche degli atelier di ebanisteria o di menuiserie d’ispirazione francese!

Seguendo questa direzione assiologica è l’estetica la prima virtù di un sentito rimando all’arte pietrificata nei Cretti di Burri, così come alla multisfaccettata passione dei piatti rotti di Schnabel (prima maniera).

Tracce di Natura e Paesaggio si leggono in controluce; le terre arse senesi, le terre argillose dei calanchi lucani mettono a fuoco un pezzo di storia dell’architettura e del design (evocazioni del pavimento delle palladiane in marmo dell’antica Roma rivisitate poi negli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso).

Tutte immagini potentemente radicate nella memoria collettiva dell’abitare, e quindi appartenenti a quel paradigma estetico che veicola, se individuato, le scelte e il gusto dei fruitori sul quale lo studio lavora da anni.

Progetto Scrap

Non a caso le geometrie delle cinque formelle poligonali caratterizzanti il pavimento sono forme archetipe, accuratamente studiate e aggregate tra loro, così come lo stucco di giunzione qui volutamente trattato in grandi spessori e con diversi colori rievocano immagini dilatate di pavimenti alla veneziana considerati “economici” in un passato non così lontano.

E qui entra in gioco il principio tecnico che lega il processo all’estetica: ovvero il fatto di poter personalizzare, attraverso la scelta del colore dello stucco, il pavimento da parte della committenza. Rendere artigianale un processo industrializzato è uno dei cardini, nonché sfida futura, a cui l’industria è chiamata: restituire (almeno in parte) quella dimensione di umanità e personalizzazione ad un processo industriale che, per sua natura ed entità, esclude questo principio. Ogni pavimento così proposto sarà diverso, nelle sue varianti sul tema, grazie ad esempio all’intervento cromatico in una palette proposta dallo Studio Crachi.

Pannello Scrap - Pavimento in legno
Scrap | Listone Giordano Arena

Inoltre, qualora si decidesse di levigare il pavimento – a distanza di anni – si scoprirebbe che sotto la superficie vive una pelle interamente nuova di rovere naturale non policroma. Questo permette di lasciare spazio ad una seconda variante, una sorta di abito double face, che rappresenta un ulteriore elemento di personalizzazione estetica.

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Riciclare gli elementi di risulta delle produzioni industriali può generare nuova vita, ovvero, un altro disegno di parquet (attraverso il riciclaggio sapiente dei cascami di produzione, perché i diversi piani semantici e concettuali portano a risultati diversi). Ma questo avveniva già con le pavimentazioni in marmo o terracotta, che nell’antichità venivano realizzate con residui di lavorazione e di produzione (palladiane e coccio pesto, a seconda dell’uso degli inerti, terracotta, pietra calcarea, marmi legati insieme da calce e pozzolana).

L’immagine astratta che viene accolta dalla materia assume i contorni frastagliati di  una palladiana in legno, un opus incerto che nobilita i residui di produzione pur conservando gelosamente il patrimonio genetico della materia prima originaria (custode dei saperi e delle lavorazioni aziendali sedimentate in oltre un secolo di cultura del legno: texture, olii di finitura, pigmenti naturali che accendono di colore le fibre).

Si chiude così il cerchio di una produzione virtuosa, un processo in divenire che da lineare diventa ciclico (reinserimento di quanto sarebbe andato perso in un rinnovato ciclo di vita). La dimensione educativa e di qualificazione professionale di questo progetto è il fulcro del laboratorio da cui prende vita questo parquet ad alto contenuto di “manualità” artigianale.

Un messaggio iconografico di straordinaria bellezza incontra iconologico, ovvero simbolico, che rimanda all’ecologia, al rallentamento dei processi, al riciclaggio dei materiali in uso nel passato, al contributo sociale, unito al sentimento di collaborazione tra diverse professionalità allo scopo di creare un ambiente di vita sano e maggiormente sostenibile.



Lo Studio Crachi

Lo studio Crachi, fondato a Roma nel 1995, è impegnato in attività di progettazione,  direzione dei lavori e consulenza in vari campi: dall’allestimento museale, restauro e recupero edilizio, fino al design industriale, arredamento d’ interni, progettazione ambientale e quella degli spazi aperti. Il prestigioso portfolio raccoglie lavori in Italia tra cui la Pinacoteca del Campidoglio, Teatro Torlonia, ampliamento del Museo Napoleonico, Museo della Fondazione Manzù e suo giardino tematico, Museo del Vino ad Alcamo, e all’estero: Museo della Libia a Tripoli, illuminazione della Moschea di Misurata, restauro della moschea di Tripoli, ville a Budapest e Saint-Tropetz. Porta avanti parallelamente ricerca nell’Industrial design e sull’ecocompatibilità dei materiali e dei prodotti.

L’architetto ci racconta: “la nostra attività progettuale è imperniata sulla durata estetica e funzionale del prodotto finito andando oltre i principi e gli stilemi delle mode. L’ampia conoscenza dei materiali tradizionali e di quelli innovativi spinge l’attività di progettazione a coniugare passato e presente, tradizione e innovazione attraverso iter progettuali in continuo mutamento. Le diverse esperienze maturate all’estero e il confronto con le nuove culture, nonché la continua attività di ricerca, hanno contribuito a formare l’attività espressiva del mio studio, sempre sensibile ad affrontare nuovi e inesplorati ambiti delle conoscenze”