Filippo Poletti

Se siamo immersi nel Web 2.0 o forse nel 3.0, nell’Industria 4.0 protesa verso il 5.0, il nostro dovrebbe essere il Mondo 19.0: il nuovo mondo plasmato dalla pandemia. E come ogni nuovo mondo ha elaborato un nuovo linguaggio (fondato su una nuova grammatica) per (tentare di) descrivere un orizzonte fino a pochi mesi fa nemmeno immaginabile. Prova meritoriamente ad elaborarne la grammatica Filippo Poletti, giornalista che cura su Linkedin la rassegna quotidiana dedicata ai cambiamenti del mondo, introdotto dalla premessa firmata dal filosofo Salvatore Veca che annota: “Noi non abbiamo corpi. Noi siamo corpi. Allo stesso modo, noi non abitiamo la Terra, noi le apparteniamo. Noi siamo certamente esseri frutto dell’evoluzione culturale tanto quanto lo siamo dell’evoluzione naturale”. Mentre lo psicanalista Luigi Ballerini nella postfazione aggiunge: “Sembra che dobbiamo in continuazione indignarci, commuoverci, scandalizzarci, incupirci, entusiasmarci, tutto fuorché pensare. L’uomo preda delle emozioni è facilmente manipolabile. L’uomo capace di giudizio, al contrario, possiede una bussola per orientarsi”.
Filippo Poletti - Grammatica del nuovo mondo
L’autore è consapevole che dietro ogni vocabolo si nasconde una visione della realtà (o un tentativo di visione) e ogni parola ha una storia, una ragione, forse un futuro (di qualcuna di queste speriamo di no). Ecco allora rincorrersi tra le pagine: contact tracing, positivo e negativo (e il loro ribaltamento di senso), dad (la scuola senza corpo basata sulla connessione), spillover (cioè tracimazione, secondo la definizione dello scrittore e divulgatore David Quammen e titolo del suo best seller), composti quasi alchemici come “bellezzaterapia” e neologismi come “eternantena”, titolo della canzone di Mahmood il cui video in pochi giorni ha superato il milione di visualizzazioni (“Sembra la fine, fine, fine, fine, fine”). È la festa degli hashtag: #andràtuttobene, #iorestoacasa, #insiemecelafaremo ed è il tempo di nuovi supereroi: medici, infermieri, operatori sociali.

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Sopra tutto e tutti il velo dell’infodemia e fake news senza controllo. Ma il vocabolo più terribile di questa nuova grammatica è distanziamento seguito da sociale: “Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci domani” ha invitato un po’ troppo semplicemente il Governo. Alcuni concetti cambiano senso: si invertono, come detto, i valori di positivo e negativo, “mani pulite” passa dall’ambito politico a quello igienico-sanitario, ma è smart working che fa la parte del leone nel nuovo immaginario collettivo che teoricamente non vuol dire telelavoro o lavorare da casa: “Le regole del telelavoro – la definizione è presa dalla School of Management del Politecnico di Milano – sono abbastanza rigide: orari, luoghi e strumenti tecnologici sono prestabiliti e rispecchiano lo stesso assetto organizzativo utilizzato nel luogo di lavoro. Nello smart working luoghi e orari di lavoro sono scelti liberamente dal lavoratore”: sono scelti o dovrebbero essere scelti?
Banksy - Infermiera Supereroe
Il volume si chiude con il diario dell’Ecatomeron: cento giorni (che rimandano ai dieci dei racconti del Decameron) che hanno sconvolto il mondo, dal 30 gennaio all’8 maggio 2020, e che sono stati il teatro di questo nuovo dizionario. La “nuova normalità” inizierà sicuramente anche con una nuova grammatica.  
 
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TwittaLe emozioni tentano ogni giorno di spodestare il pensiero. Da Filippo Poletti: Grammatica del nuovo mondo @EditoriLupetti via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

 
 
Filippo Poletti
Grammatica del nuovo mondo

Lupetti, 2021
pp. 258
Isbn 9788883914256
 
di Danilo Premoli – Office Observer  
 
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