borgogna

Non è un verbo all’infinito. Piuttosto l’infinito stesso appeso ad asciugare al sole sul filo di un verbo, teso tra oriente e occidente. La forza generatrice, l’atto di creazione, l’incisione del proprio codice genetico – e dunque la nostra memoria – a est. Il presagio di ciò che sarà, il lascito, proiezione di noi stessi – e dunque il futuro remoto – a ovest.
Nel pensiero che domattina il sole ribalterà tutto e dunque proprio da oriente annuncerà l’inizio del domani.
E che l’oggi sarà già ieri.

“Seminare” è un verbo musicale, che ha la calligrafia elegante dell’attimo presente, viene da lontano e vola leggero
come il polline. Non si sa bene verso dove. È un invito, un ammonimento dolce, pronunciato con paterna fermezza. Lo trasporta il vento dai quattro punti cardinali assumendo voce diversa, ma un unico senso.
Quella direzione di prora che i naviganti chiamano “linea di fede”.

“Serit arbores quae alteri saeclo prosint”. Pianta alberi che gioveranno in un altro tempo. È il suggerimento che Cicerone ci trasmette per bocca di Catone il Vecchio. Giunge a noi da mezzogiorno come eco di un tempo sepolto in cui il cambiamento climatico riguardava soltanto l’alternanza delle quattro stagioni. E la lungimiranza non era ancora fuori moda, caduta in disgrazia, e poi espulsa con spregio dal dizionario della Politica. Mentre da direzione opposta è la tramontana a colpirci in faccia con questa sferzante definizione di vocabolario, dal sapore assolutamente contemporaneo: “Albero: l’esplosione lentissima di un seme”.

La voce è di Bruno Munari.

Il soffio del levante ci recapita un proverbio indiano che “semina” scompiglio nelle coscienze con il tono pacato della
saggezza. Con il candore di un bambino ci avverte che il Re è nudo. Un’evidente banalità, sotto gli occhi di tutti.
“Talvolta siamo portati a credere che la Terra ci appartenga di diritto per eredità dei genitori. In realtà ci è solo concessa in affitto dai nostri figli”.

Un chiaro invito a non dimenticarci di seminare, oltre che raccogliere.
Infine il ponente.

“Cerca di seminare sempre bene e di lasciare dietro di te un buon profumo”
Chi è l’autore? Mio padre. Che l’afferrò da mio nonno.
Che di certo deve aver colto al volo il seme da qualcun altro prima di lui…

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